My Gem Or Lab Hell, Ferrara, 2018

My Gem or Lab Hell - MLB Home Gallery, Ferrara

My Gem or Lab Hell - MLB Home Gallery, Ferrara
My Gem Or Lab Hell è il titolo della doppia personale di Stefano W. Pasquini e Mustafa Sabbagh, a cura di Massimo Marchetti, che si inaugurerà sabato 20 gennaio 2018 alle 18 presso la MLB Maria Livia Brunelli home gallery di Ferrara e rimarrà aperta fino al 25 febbraio.

Solitamente tra una “gemma” e un “laboratorio infernale” non si danno opportunità di dialogo. Eppure questo accostamento di realtà estranee, da cui scaturisce l’effetto di un sottile ossimoro, trova una sua ragione d’essere proprio nel luogo che lo ospita, nelle lettere che ne compongono il nome e che si possono riconfigurare come gli elementi di un allestimento: il titolo non è altro che l’anagramma di MLB home gallery.

Il caso però, come insegna il dadaismo, è rivelatore. Difatti la stessa casa-galleria è a suo modo un ossimoro perché è evidente che la sfida per risolvere in un’unica identità il dualismo tra pubblico e privato si risolve in una realtà singolare, quella di un luogo edificato sul senso di accoglienza e sulla produzione di empatia. Nel visitatore la sensazione di accedere a qualcosa di prezioso come una gemma si sovrappone progressivamente, mostra dopo mostra, a quella di essere coinvolto in un dinamismo così incessante e pervasivo da farlo ritrovare ospite della mitologica fucina di Vulcano.

Dai primi anni duemila, i percorsi artistici di Stefano W. Pasquini e Mustafa Sabbagh hanno avuto occasione di incrociarsi in diverse mostre collettive e tra le pagine di una rivista d’arte, ma è questa la prima volta in cui si concretizza un confronto diretto tra poetiche per molti versi distanti che si accostano però nel carattere politico dello sguardo che lanciano sull’attualità. Da un lato il lavoro di Pasquini si presenta come una serie di gesti semplici e allo stesso tempo violenti che attraversano una pluralità di tecniche con spirito anarchico e provocatorio; dall’altro quello di Sabbagh si declina principalmente nella fotografia e nel video, dove l’intensa sofisticazione è funzionale a fare emergere la dimensione sovversiva e perturbante della fisicità. Il tema della casa-galleria, o meglio della specifica realtà della MLB home gallery che ha da poco tagliato il traguardo dei suoi primi dieci anni di attività, viene sviluppato da Pasquini e Sabbagh a partire dal dilemma tra quotidianità ed eccezionalità per arrivare a suscitare esiti inattesi.

Destabilizzando i registri espositivi consueti, i due artisti dissemineranno i propri lavori coinvolgendo spazi finora inutilizzati perché percepiti come riservati o inadatti. Pasquini, ispirato da ulteriori anagrammi ricavabili dal nome della galleria, interverrà direttamente sugli elementi che caratterizzano il versante domestico della home gallery, come il divano, il grande tavolo, le ante delle finestre. Una serie di assemblages e di stampe fotografiche su supporti insoliti scaturiranno quindi dalla contestualizzazione ironica di enunciati a prima vista assurdi: immagini divulgate da Google, snapshot scartabili, scansioni poco ortodosse di dettagli architettonici e umani, tutte tracce della memoria di questo luogo e delle persone che vi transitano con le quali si “esporrà” la confluenza tra vita familiare e attività lavorativa in un groviglio di capovolgimenti e duplicazioni. Sabbagh presenterà invece una nuova versione installativa del ciclo di video anthro_pop_gonia, in cui alcuni miti greci sono stati detronizzati dalla loro dimensione divina per essere abbassati a interpretare, imprigionati nella trama dei pixel, la prosa umana dei vizi contemporanei. Dei e semidei verranno quindi convocati a un simposio che si frantuma nei vari ambienti della casa-galleria evocando il sapore di un ineluttabile rito di famiglia. A questa installazione Sabbagh affiancherà una coppia di stampe fotografiche del ciclo sub limina, di cui una consegnata alla libera rielaborazione di Pasquini, un lavoro dalla paternità circolare e volutamente ambigua che racchiude in sé l’operazione deviante messa in atto dai due artisti.

Abbattendo le quinte che separano le due sfere, ecco che la casa-galleria si mostrerà contemporaneamente, e con disinvoltura, preziosa come un gioiello e vorticosa come un laboratorio, per interrogare sia i visitatori che i suoi abitanti.

MLB Maria Livia Brunelli, Corso Ercole d’Este 3, Ferrara, dal 20 gennaio al 25 febbraio 2018

US1802 (Hammer belly log), 2018, mixed media, cm. 63 x 49

Partendo dall’anagramma di MLB Home gallery, alcuni di questi lavori nascono dal titolo che si è creato. In questo caso un martello con chiari segni di usura in studio (pittura e gesso) è incastrato all’interno di un tronco di legno che sostiene la fotografia di alluminio su una pancia. Una presenza onomatopeica che è sì esercizio di stile, ma anche esempio di cosa può essere considerato fotografia o scultura.

US1803 (My regal mob hell), 2018, mixed media, cm. 47 x 50

Partendo, come nel caso precedente, dall’anagramma del titolo della mostra, questa volta ci troviamo di fronte ad un una sperimentazione sulla possibilità di rendere la pittura (in questo caso il ritratto di un nobile ottocentesco) che diventa scultura (con un frammento di pietra che lo sovrasta e un pannello di alluminio che ne copre una buona parte) che diventa fotografia (la pietra che – a la Kosuth – è sia presente che fotografata) che diventa grafica (il volto del dipinto è inserito fotorealisticamente nella fotografia). Tutto questo per raccontare come le varie tecniche disponibili all’artista al giorno d’oggi non possono bastare a creare l’opera: c’è in ogni caso bisogno di una “miccia”, un’energia che in questo caso è sprigionata dal potere delle parole anagrammate.

UC1720 (Her lame LYM blog), 2017, collage, cm. 20 x 15

Questo piccolo collage tridimensionale vuole raccontare il cuore di una mostra come questa: l’idea di famiglia e di storia che contraddistingue una casa-galleria in un palazzo antico; l’idea di collage come ricostruzione di una narrazione fatta di intuiti, energie nascoste, e storia personale; e l’dea di valenza grafica che può aiutare il fruitore nell’apprezzare un tocco di artigianalità antica, come le lastre di offset dell’era pre-digitale, o l’uso della polaroid come prova di esposizione per uno shooting fotografico, in questo caso errato, o con risultati lame.

UI1721 (Her lame LYM blog), 2017, stampa c-type (con cornice), cm. 78 x 55, ed. 5

Come docente di una materia misteriosa chiamata Tecniche Grafiche Speciali, Pasquini insegna l’uso dello scanner in maniera creativa, come succede appoggiando oggetti direttamente sul piano, senza chiudere la copertura. Questa tecnica ha assunto un nome, scanography, e in questo caso è usata (includendo la polvere non ritoccata, a sottolinearne l’attimo) per ribaltare la dimensione del collage presente in mostra. La luce dello scanner unita alla distanza della Polaroid all’interno della cornice ne cambia radicalmente l’esposizione, costruendo di fatto un’opera nuova.

US1801 (Globally here mm…), 2018, stivali, canne di bambù, stampe digitali su tela, cm. 175 x 30 x 50 circa

I livelli di senso di questa opere sono molteplici, a partire dalla sua consistenza (stivali e bandiere nere) che può ricordare l’iconografia dei black bloc del movimento no global, attivo ormai un ventennio fa. Sulle bandiere però troviamo la scansione delle mani e del mouse delle assistenti di galleria, che negli anni sono stati un vero e proprio “esercito”, che in questo caso sventola il proprio vessillo. La parte naturale del lavoro (le canne e i sassolini) potrebbero essere stati raccolti ovunque, così come il mouse è probabilmente lo strumento più usato al giorno d’oggi a livello globale. Dunque un’opera come questa può essere messa insieme in qualunque parte del globo, in un discorso che si appoggia alle teoria sull’orizzontalità creativa di Pasquini: per lui siamo tutti creativi e sta a noi decidere come usare la nostra creatività: se esprimerla professionalmente con una carriera artistica, oppure optare per l’hobby domenicale, o la gratificazione immediata dei like che riceviamo quando postiamo degli scatti interessanti su Instagram. In ogni caso l’esperienza dell’atto creativo, a detta dell’artista, è consigliabile per tutti.

UI1801 (Hello marble gym), 2018, stampa c-type, pietra, in cornice, cm. 25,5 x 25,5 (in collaborazione con Mustafa Sabbagh)

Il ritratto fotografico di Mustafa Sabbagh, presente in mostra, viene prestato a Pasquini per un’opera collaborativa. Lui a sua volta, per ricordarci l’idea di famiglia che una casa-galleria implica, chiede aiuto ai suoi famigliari per comporre una sorta di collage a sei mani, che tengono stretta l’immagine di Mustafa (leggermente modificata da piccole tecniche grafiche speciali), che sotto il sole di Zola Predosa diventa qualcosa di altro, una sorta di performance dove le tensioni si moltiplicano, per poi quetarsi davanti ad una piccola pietra, oggetto spesso presente nelle opere di Pasquini.

UI1716 (Blame Glory Helm), 2017, stampa C-type, cm. 51 x 75 (con cornice), ed 5.

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